mercoledì 18 gennaio 2017

LA POLITICA NEL CALCIO (ITALIAN EDITION)


Sono fermamente convinto che osservando il mondo del pallone con annessi e connessi si possono carpire molte informazioni su una nazione o su una città; dagli usi e costumi, alla tradizione, dalla storia, alla POLITICA.

Nonostante la dottrina ultras da decenni predichi il motto della “POLITICA FUORI DALLE CURVE” alcune piazze e alcuni gruppi ultras hanno storie così “politicamente schierate” da non riuscire proprio a farne a meno.

Quello che segue è un elenco di gruppi ultras ITALIANI:

                                                   

VERONA e tifoserie del Triveneto (Padova,Triestina,,Treviso): Da sempre  tifoserie di estrema destra, soprattutto quella veronese, che vanta l’appartenenza ad una vera e propria “internazionale” di ultras di estrema destra, assieme ai supporters di Lazio, Real Madrid, Espanyol, APOEL, Amburgo, Paris Saint Germain, West Ham, Millwall e Chelsea. Fino  agli anni 80’ all’interno della Curva Sud c’era una frangia di estrema sinistra, i “Rude Boys”, poi sciolti.



LAZIO: Molto probabilmente la tifoseria più nera d’Italia, da sempre schierata e da sempre non perde occasione di mostrare la sua appartenenza politica; all’Olimpico svastiche, croci celtiche e cori antisemiti sono un’habitué. A differenza dei tifosi veronesi non disdegnano neanche amicizie “scomode” come quella con i tifosi del Budapest, i sedicenti  “Hatvannegy Varmegye Ifjusagi Mozgalom” , vero e proprio gruppo di radicali che si muovono spesso sul filo della legge (spesso infrangendola).



ROMA: In origine curva con tendenze rosse, soprattutto per “contrapposizione” ai rivali laziali, tutt’oggi ha una forte presenza di ultras “neri”, resistono i “Fedayn” che rimangono legati ad ideali di sinistra.



ASCOLI: Classico feudo borghese nero, nella curva sono entrati anche tifosi riconducibili al movimento CasaPound.



UDINESE:  Netta prevalenza di ultras legati all’ estrema destra (Hangover Klan, Hooligans Teddy Boy)



INTER: A dispetto del nome “Internazionale” la curva Nord milanese è tradizionalmente orientata a destra (Viking Ultras, Boys S.A.N.), poiché a farne parte è stata da sempre la parte borghese e nobile di Milano. Negli ultimi anni, come tutti i grandi squadroni del Nord (Inter,Juve,Milan)  ha perso la sua vocazione politica.



MILAN: Come detto per la Roma, curva storicamente sinistroide, composta soprattutto da operai (da qui l’antipatia con i borghesi interisti) che nel tempo è diventata apolitica.



JUVENTUS: Vale quanto detto per la curva interista. Bisogna inoltre ricordare che nella curva juventina c’è una forte componente schierata per la Padania indipendente.



ATALANTA: Netta maggioranza di sinistra (B.N.A. e gruppi minori) con pochi gruppi apolitici.



BOLOGNA: Anche loro prevalentemente di sinistra, negli anni 70’ furono i primi (in Italia)  a seguire la moda Mods inglese.



BRESCIA: A differenza dell’odiatissima Atalanta sono tendenzialmente destroidi, con all'interno una considerevole componente leghista; con gruppi anche di sinistra.



PALERMO: Tendente fortemente a destra (Brigate Rosanero e Warriors Ultras Palermo, Legione-FDG, Skins), con un passato di sinistra (Commandos Aquile).



LECCE: Tradizionalmente di sinistra, ora quasi esclusivamente apolitica.



LIVORNO: Conosciuta come la curva più a sinistra d’Italia, soprattutto estrema (Fronte di Resistenza Ultras, Brigate autonome).



VENEZIA: Sinistroidi (Rude Fans)



CURVE UMBRE (Perugia,Ternana): Due delle poche curve di sinistra attualmente schierate, soprattutto quella perugina ha lunghe amicizie con curve rosse italiane.



ANCONA: Altra curva dell’Italia centrale con un’identità “rossa” (Ancona siamo noi).



SAVONA: Anche loro di sinistra, facevano parte della già citata Resistenza Ultras.



TERAMO: Ultimamente conosciuta come la curva più a sinistra d’Italia, è composta in larga parte da persone schierate con collettivi autonomi antifascisti (Teramo Zezza)



CHIETI: Come Ascoli, classico feudo nero del centro italia, anche qui Casapound fa capolino in curva.



PISA: Tifoseria da sempre di estrema sinistra, il gruppo principale, ormai sciolto: i Rangers; per anni hanno esposto bandiere raffiguranti Che Guevara.



TORINO: Per il Toro è storica la prevalenza della sinistra in curva, ma ci sono anche gruppi di destra (Granata Korps e V Kolonna) di ispirazione estremista.



REGGINA: Di destra (CUCN, Boys).



CATANIA: Prevalentemente di destra anche se non hanno mai esternato il loro ideale politico.



TIFOSERIE GENOVESI: Entrambe antifasciste, quella del Genoa è sempre stata a sinistra, mentre quella della Samp si è sempre rifiutata di essere etichettata politicamente.



CESENA: Da sempre di destra, Brigate Predappio, Viking, Bellaria sono solo tre dei gruppi più radicali presenti in curva. Si segnala un solo gruppo di sinistra, gli Sconvolts.



COSENZA: Una delle poche curve del Sud Italia schierate, molto a sinistra, soprattutto con i gruppi Cosenza Vecchia e Rebel Fans; grande amicizia con i tifosi antifascisti del Marsiglia.



MODENA: Come la vicina Bologna è una tifoseria a sinistra con numerose amicizia “politiche” dal Marsiglia al Bordeaux fino al Celtic.



 VICENZA: Una delle poche tifoserie del Triveneto con ideali misti, infatti in Curva Nord primeggiano tifosi che si dichiarano comunisti, mentre nella curva sud ci sono tifosi apolitici e destroidi (South Terrace).

LATINA: In questo caso la curva rispecchia la città di appartenenza, in una città in cui stravince la destra anche la curva è quasi fascista, soprattutto il gruppo Leone Alato.



TIFOSERIE LOMBARDE MINORI (CREMONESE,PRO PATRIA, MANTOVA, COMO, VARESE):  Tutte con ideali più o meno a destra, anche se in molte di queste curve esistono gruppi apolitici.



FORLI’: Come abbiamo già detto per Cesena, la Romagna è sicuramente diversa dall’Emilia, anche per quanto riguarda gli ultras, anche qui dominano i “neri” del gruppo Ca Ossi.



Tutte le tifoserie non citate o sono storicamente apolitiche oppure nel corso del tempo hanno perso del tutto la loro vocazione politica. Questo articolo non è altro che un elenco, che, per quanto ricco non è altro che una “guida” per assecondare  qualche curiosità, nei prossimi giorni scriverò un articolo sulla politica impastata al mondo delle curve in ambito internazionale, ne verrà fuori sicuramente un articolo più corposo.








domenica 27 dicembre 2015

PAGELLONE SEMI-SERIO DI META’ CAMPIONATO.

ATALANTA 7: Ad inizio campionato si sperava in una tranquilla salvezza, una delle tante che aveva portato a casa negli anni passati Stefano Colantuono, ed invece la Dea ( e Reja) hanno stupito tutti, sgomitando per posti ben più blasonati. In effetti avendo tra le proprie file un certo Mauricio Pinilla come si può lottare per la salvezza?.

BOLOGNA 6: Media aritmetica tra il 4 del Bologna di Delio Rossi e l’8 di quello di Donadoni. Mai come questa volta la scelta di lasciare a piedi un tecnico ha pagato tanto, la squadra è quadrata e attenta in fase difensiva, ora però gli emiliani devono sperare di rivedere il Destro (quello vero) dei tempi del Siena.
Ah già… Lo possiamo dire che Ciccio Brienza sta giocando ai livelli di Ronaldo dei tempi d’oro?!

CARPI 5: Per me la matricola emiliana è retrocessa il giorno in cui ha affidato (se pur per qualche settimana) la panchina a Sannino. Detto questo bisogna dire che il Carpi è una squadra che sfanga, e di brutto, per questo mi piace molto; ma francamente le dò al massimo 2 mesetti di reale lotta per non risprofondare in B. Anche se la dedizione che ci mette capitan Borrielo è ammirevole, contando che ha la Nargi a casa.

CHIEVO 6,5: Ogni anno è l’anno buono per la retrocessione del Chievo, ma a meno di clamorose sviste i veneti si sono salvati di nuovo la pellaccia; grazie soprattutto ad un ragazzone veronese che risponde al nome di Riccardo Meggiorini, il Real dov’è quando serve?!

EMPOLI 8: Ecco un’altra squadra che si vedeva già in B, ed invece Giampaolo ha saputo prendere bene le misure ad una squadra che sembrava finita dopo l’addio di Sarri. A ridere di tutto questo è il presidente Corsi pensando al fatto che quest’estate potrà rivendere Saponara a 2-3 milioni a gol, e fidatevi che di gol ne fa…

FIORENTINA 8: Questa Fiorentina secondo il mio umile pensiero si contende lo scettro di squadra più “bella” d’Europa con il Barcellona di Messi e il Crotone di Budimir.
Paulo Sousa ha fatto un capolavoro di rara bellezza e senza spendere neanche un patrimonio, anzi, vi ricordate per caso chi sia Salah?

FROSINONE 5+: Vale lo stesso discorso fatto col Carpi ma qui si meritano il mezzo voto in più per aver lasciato il buon Stellone sempre al suo posto e per i “tifosi” che si gustavano la partita dal balcone in Frosinone-Juve, ah già il mezzo voto diventa un più (+) per Diakitè titolare riproposto ogni santissima domenica.

GENOA 4: Ridendo e scherzando, la squadra di Gasperini è a 2 punti dalla zona retrocessione. Il Genoa è in difficoltà indicibili, le sue partite assomigliano a degli piscodrammi, nel bene e nel male, (basti pensare ai finali al cardiopalmo o all’espulsione lampo di Pavoletti contro il Carpi…) e non sono mai banali. Ma se le partite sono piscodramatiche l’attacco rossoblu è horror puro, Pandev sembra alla frutta e l’unico in grado di garantire qualche gol sembra essere proprio il buon Pavoletti. Ah già dimenticavo… fra poco c’è un derby che promette solo tanti ceffoni.

INTER 8: “Ragazzi ma che gioco fa l’Inter?!” questa è più o meno la tiritera che si sente uscire dalle bocche dei tifosi non-interisti, infatti non si può negare che il Mancio abbia plasmato questa squadra più per una guerra che per un campionato.
Ma alzi la mano chi a Ferragosto pensava che  a Natale, in testa al campionato ci sarebbe stata l’Inter di Mancini; forse nessuno o forse solo alcuni visionari ispirati dalla Vodka.
Ma oggi, 27 dicembre 2015 vincono, e lo fanno con un gioco tutt’altro che spumeggiante, a suon di 1-0 e partite vinte quasi per miracolo. Ma è esattamente il nostro concetto ideale di sfangata, diciamocelo. E poi con un Felipe Melo in queste condizioni, noi non potremmo chiedere di meglio.

JUVENTUS 7,5: Inizio disastroso, Allegri già con una gamba e mezzo fuori dallo Stadium, ed invece, la Juve da grande squadra ha saputo ritrovarsi dopo una bella doccia fredda offerta gentilmente dal Sassuolo. Ora a Natale  la Juventus è tornata e fa paura di nuovo a tutti. La concorrenza, che pensava di essersi liberata del peso dei campioni in carica, chiude il 2015 smadonnando parecchio.

LAZIO 5: L’ultima vittoria di San Siro ha risollevato un po’ morale e classifica, ma la situazione resta parecchio delicata. Il pubblico ormai ha abbandonato la causa e la Nord è in sciopero da 3 mesi; risultato? All’olimpico ormai Klose e compagni giocano in trasferta.

MILAN 5: Parecchi milioni spesi, Mihajlovic, bomber di respiro internazionale e due derby vinti (anche se valevano come la diffida di Felipe Melo)… Eppure ci ritroviamo a Natale per l’ennesimo anno consecutivo a parlare di crisi a Milanello; almeno nell’ultimo lustro si poteva dire che era tutta la Milano calcistica in crisi, quest’anno l’Inter è ripartita. Forse è stato il cambio di presidenza ha dare la scossa giusta  all’ambiente interista? Potrebbe essere, infatti la sensazione è che Sinisa e dirigenza e proprietà possano venire alle lame da un momento all’altro. L’occasione del riscatto potrebbe essere la coppa Italia, con il tabellone da Lega Pro dalla parte del Milan.

NAPOLI 7,5: Dopo le prime tre gare già si pensava che forse il buon Maurizio Sarri non avrebbe mangiato il panettone, anzi il babà, scusate. Ed invece l’ex tecnico dell’Empoli ha ingranato la terza, soprattutto grazie alla cura, quasi maniacale, che ha adottato con alcuni giocatori (Koulibaly è lo stesso giocatore dell’anno scorso? Davvero?). Ora tocca riportare i partenopei allo stadio e si potrà parlare di scudetto.

PALERMO 5: #rivogliamoBeppe serve aggiungere altro?

ROMA 6: Per una volta le cose sembrano girare per il verso giusto a Trigoria, qualificazione agli ottavi di Champions, vetta a 4 punti e finalmente un bomber di razza al quale aggrapparsi (che non abbia visto nascere Dante); la situazione si potrebbe leggere in questo modo, ma purtroppo vedendola da quest’altro punto di vista le cose sembreranno più veritiere: agli ottavi c’è il Real da affrontare, la vetta non è occupata dalla Juve degli invincibili ma dall’Inter e il bomber di razza è in crisi totale.
La Roma sembra essere pronta ad esplodere da un momento all’altro, e Garcia la mattina si sveglia ancora mister della Roma solo per mancanza di sostituti… Serve un inversione totale oppure si rifarà un anno da “zero tituli”.
SAMPDORIA 4,5: Se il Genoa sta messo male, la Samp non è che possa riderci molto. La Samp comincia la stagione facendosi buttare fuori dall’Europa League ancora sotto l’ombrellone, poi in campionato parte maluccio ma non tragicamente, ma Ferrero decide comunque di cacciare Zenga per prendere Montella.
Vincenzo dal canto suo non sistema molto ed ecco a voi un derby da dentro o fuori, buona fortuna.

SASSUOLO 7: Dio benedica Di Francesco, il Sassuolo è una squadra giovane, che gioca bene, cool e di grande prospettiva. L’Europa è a pochi punti di distanza, cosa volete di più?!
TORINO 6: Ordinaria amministrazione per la truppa Ventura, meno prospettive rispetto all’anno scorso, troppi derby persi (tutti in malo modo); insomma male, ma non malissimo.

UDINESE 6: A Udine la preoccupazione principale di questa stagione era di finire lo stadio. Il gioiellino del Friuli però, per un breve periodo ha rischiato di vedere la serie B il prossimo anno perchè, dopo la partenza a razzo (espugnato lo Juventus Stadium con una sfangata di proporzioni cosmiche) la squadra friulana sembrava precipitata in un dirupo. Poi, con la sapiente mano di Colantuono, che riesce ad attrezzare barricate e contropiede a ogni partita, le cose sono andate migliorando, e la retrocessione non è più uno spettro che fa paura.

VERONA 3: Ecco, il Verona non è che lo vediamo proprio benissimo. La partenza è stata un incubo, l’arrivo di Del Neri ha portato qualche punto, ma ha fatto prima ad arrivare il Natale che non la prima vittoria gialloblu della stagione. E la salvezza è già lontana 8 punti, praticamente tutti quelli fatti fin qui dalla truppa dell’Hellas. Insomma, per salvarci servirebbe un intervento dall’alto, da molto in alto. Luca Toni è alla sua stagione di addio, rischia di salutare con una triste retrocessione. Serve una vera e propria impresa.




giovedì 24 dicembre 2015

QUANDO LA TRADIZIONE VINCE (FORSE).



Ormai l’avete capito, del mondo del calcio amo principalmente due cose: le imprese e la tradizione che ogni club si porta dietro; proprio per questo oggi  sono particolarmente felice, gli SCEICCHI ( sì proprio loro), si sono arresi ai tifosi del Manchester City cambiando il logo del club, ora dalle parti  dell’Etihad Stadium non sventolerà più l’aquila romana, ma il vecchio logo, un logo che significa molto per la città di Manchester.
Nel nuovo logo (che trovate sopra)  vi sono rappresentate due cose molto importanti per tutti i cittadini di Manchester, che tifino per il Blue Moon o per i Red Devils.
La prima (e anche più importante) è la nave, una delle tantissime navi che veleggiavano ogni giorno per i canali di Manchester senza i quali la modernissima e bellissima “capitale del nord inglese” non sarebbe altro che una fredda e inospitale cittadina del nord-ovest.
La seconda è la rosa rossa, per ricordare che Manchester durante la guerra delle rose appoggiava la casata dei Lancaster a discapito di quella di York.
Quindi questo cambio di logo è una bellissima notizia per noi appassionati di calcio “old style”, ma purtroppo non è tutto oro ciò che luccica, poiché dietro questa mossa apparentemente disinteressata c’è (forse) una specifica scelta di Merchandising; infatti probabilmente non sapete che lo sceicco  Mansur bin Zayd Al Nahyan proprietario del Man.City è anche a capo del New York City e del  Melbourne City.
Stranamente i tre loghi ora si somigliano moltissimo, cosa che fa pensare alla volontà di creare una specie di marchio con 3 squadre, in 3 parti del mondo, con stessi colori di maglie, stessi sponsor e ora anche stemmi simili.

sabato 12 dicembre 2015

PARTITA DEL SECOLO, JAHRHUNDERTSPIEL, PARTIDO DEL SIGLO.


Poche sono le partite che hanno cambiato la storia del calcio, forse 2-3 come il Maracanazo, dove la Celeste ha strappato dalle mani brasiliane un mondiale che era già loro, oppure Inghilterra- Ungheria  dove i magiari capitanati da Puskas e Hidegkuti hanno umiliato i superbi ed ormai ex maestri britannici in casa loro, a Wembley, per 3 a 6.
Ma c’è una partita che almeno secondo me ha cambiato il mondo e non solo quello calcistico, sto parlando della partita del secolo, Italia-Germania 4 a 3.
 Gli spettatori sono 102.444, fa caldo, molto caldo: 25 gradi. Tanta umidità. La combinazione fra i 2200 e passa metri di altitudine e l'inquinamento produce un'aria appiccicosa e salmastra, il cielo è di quel grigio chiaro che spesso si vede a Mexico City.
In Italia la telecronaca sfida il record d'ascolto stabilito l'anno prima dallo sbarco dell'uomo sulla luna, il telecronista Nando Martellini (che passerà alla storia) ammette che la Germania è favorita. C'è attesa, però nessuno al mondo sa’ o  immagina che il dio del pallone sia pronto a tanto.
Per la verità penso che il dio del pallone (no, non stiamo parlando di Maradona) abbia sonnecchiato anche lui nei primi 89’ minuti di partita, perché l’Italia sta per portare a casa la vittoria nel modo più comodo e italiano che si possa immaginare, con un bel CATENACCIO, minimo sforzo e massimo risultato.
Ma il dio del pallone aveva in mente altro… Infatti  come abbiamo già detto il primo gol fu segnato da Roberto Boninsegna, dopo soli otto minuti dall'inizio della partita, frutto di una combinazione con Gigi Riva. Per i seguenti ottanta minuti l'Italia tese il solito e fidatissimo catenaccio, ma il milanista Karl-Heinz Schnellinger, con il suo primo e unico gol in quarantasette partite con la nazionale, portò la gara in parità due minuti e mezzo oltre i tempi regolamentari. La cosa, contrariamente a quanto succede oggi, a quei tempi era più unica che rara; infatti praticamente in quasi tutte le partite gli arbitri fischiavano la fine allo scadere del famigerato 90º minuto. Questo spiega la delusione e lo sconcerto del telecronista Nando Martellini che al fischio finale dei tempi regolamentari disse al microfono: “Questo Yamasaki! Due minuti e mezzo dopo la fine del tempo regolamentare!”.
L’Italia ora ha bisogno di rivedersi, di cambiare gioco, il catenaccio è saltato e con esso anche la formazione iperdifensiva messa in campo dal mister Valcareggi, ora ci sono i tempi supplementari e occorre vincere per non incappare in una delle peggiori delusioni sportive della storia italiana, proprio contro i detestati teutonici.
I supplementari però iniziarono nel modo peggiore, Gerd Müller segna un gol di pura furbizia al 94', infatti fu abile a sfruttare un errato tocco della difesa italiana dopo un debole colpo di testa di Uwe Seeler; ma poco dopo rimise in parità la partita un altro difensore, Tarcisio Burgnich (al suo secondo e ultimo gol in nazionale in sessantasei partite), anche questo su un errore difensivo, questa volta tedesco. L'Italia, un minuto prima della fine del primo tempo supplementare, passò addirittura in vantaggio, con uno straordinario assolo di Riva in contropiede.
Ma il Dio non è ancora sazio, e così iniziò il secondo tempo supplementare, proprio in questo lasso di tempo si vide una delle scene più belle che il mondo del calcio abbia mai offerto, il fortissimo difensore tedesco Beckenbauer, a seguito di un infortunio che gli causò la lussazione di una spalla, restò stoicamente in campo, giocando con un braccio fasciato lungo il corpo, fino alla fine dei supplementari. Torniamo alla cronaca della gara, al quinto minuto del secondo tempo supplementare, la Germania trovò il pareggio. Il colpo di testa di Seeler su un pallone proveniente da un calcio d'angolo sembrò indirizzare la palla fuori, ma Müller (sempre meravigliosamente Gerd)  intervenne di testa, trovando uno spiraglio tra Rivera (piazzato sulla linea di porta) e il palo.
Siamo 3 a 3, è il momento della verità, rimangono solo 10 minuto e lo spettro dei rigori aleggia sul campo messicano; ma… come nei poemi epici più belli, dopo solo un minuto dalla doppietta di Müller arriva il gol della vittoria, targato Rivera, palla rimessa in gioco dal centro campo, undici passaggi, nessun intervento dei tedeschi e conclusione dello stesso Rivera che di piatto superò Maier. Finì 4-3.
Il mondiale sappiamo tutti come finì, ci arrendemmo in finale con un perentorio 4 a 1 contro il Brasile; ma forse quella partita, quella fantastica semifinale era ed è la pagina più bella della nazionale italiana.
Un certo signorotto inglese che nel tempo libero governava la nazione più potente d’Europa disse…

“Gli italiani perdono le partite di calcio come se fossero guerre e perdono le guerre come se fossero partite di calcio.”

Ecco… molto probabilmente quella notte vincemmo veramente una battaglia contro quelli che poco meno di venti anni prima ci erano stati alleati e in seguito invasori.
Tutt’oggi se vi fate un giro nella capitale dello stato centroamericano, più precisamente fuori dallo Stadio Azteca, avrete l’opportunità di scorgere una targa che commemora quella partita che è diventata nel tempo più epica che sport.
All’inizio dell’articolo dissi che il telecronista Nando Martellini è passato alla storia, ci è passato grazie a questa frase; semplice, ma bellissima proprio per la sua semplicità.


« Che meravigliosa partita, ascoltatori italiani! »

giovedì 3 dicembre 2015

LA CLASSE OPERAIA IN PARADISO: JAMIE VARDY

C’è un giocatore che più  di tutti rappresenta l’orgoglio della gente comune che va allo stadio, quella gente che sta pian piano scomparendo dagli stadi inglesi, e non solo, per via dei prezzi inaccessibili per chi di lavoro fa, per esempio, l’operaio.
Operaio avete detto? Ma che c’entra un lavoro cosi’ umile con il campionato più ricco e esclusivo del mondo? Bhe, oggi 3 dicembre 2015 il giocatore che guarda tutti dall’alto nella classifica marcatori è uno che fino a 5 anni fa giocava in  Conference (la quinta serie inglese, la nostra Promozione) e per campare andava ogni giorno in una delle fabbriche fredde, grigie e cupe della Midlands inglesi.
Se ci pensate solo un secondo è passato in pochi anni dalla lana grezza e ispida al vellutato prato dello Stanford Bridge, dove ha trovato anche il tempo di spingere Jose fin quasi all’esonero con uno dei gol suoi, un po’ brutti, un po’ goffi ma sempre efficaci.
Ah già, i gol… il buon Jamie da Sheffield ne ha segnati 14, 14 in altrettante partite; è un record che apparteneva a Ruud Van Nistelrooy, non certo il primo degli scarsi.
E il Leicester in tutto questo è primo a pari merito con il Manchester City; siamo a dicembre, siamo al giro di boa, se le volpi blu hanno resistito per oltre 3 mesi perché non resisterne 5?! Sarebbe l’apoteosi del nostro calcio, il calcio di provincia…
 “Ultima giornata, il Leicester porta via 3 punti dallo Stanford Bridge e si laurea campione d’Inghilterra per la prima volta”
Non so quanto pagherei per leggere questa frase sulla Gazzetta dello Sport, non so quanto pagherei per vedere la faccia delusa di Abramovich e degli sceicchi quatariani mentre ammirano il bomber pagato 35.000 sterline che alza la coppa… però rimane un sogno, la realtà è un’altra; Vardy non segnerà all’infinito e Ranieri non ha alternative all’altezza, ma finchè la fredda matematica farà svanire il mio sogno, io ci credo, io credo ad  Leicester campione.
Ma ora torniamo al nostro attaccante, è veloce, tecnico e abile con entrambi i piedi. Se arriva un cross, potete scommetterci tutto quello che volete che la prima zucca che incoccerà quel pallone sarà la sua. Rubando le parole ad un suo compagno di squadra, il portiere Kasper Schmeichel, Jamie Vardy è colui che è in grado di trasformare una cattiva palla in buona occasione e una buona occasione in gol, insomma insieme al connazionale Rooney e al polacco Lewandowski è l’identikit dell’attaccante moderno; ma forse non mi credete, non credete che sia cosi’ forte, allora ora vi faccio leggere uno scambio di battute tra Jamie e un certo allenatore che di calcio sembra azzeccarci qualcosa.
“Ma non la smetti mai di correre?
“Non conosco nessun altro modo di giocare a pallone”

P.S la prima frase è di un certo José Mário dos Santos Mourinho Félix, meglio noto come José Mourinho, conoscete?



giovedì 19 novembre 2015

FANTAEUROPEO: I GIRONI.

GIRONE A:
SPAGNA-CROAZIA-SLOVENIA-IRLADA del NORD.
Iniziamo il nostro fantaeuropeo con un girone molto particolare, in teoria gli spagnoli e i croati dovrebbero avere vita facile contro le dormite difensive slovene e l'inesperienza dell'Ulster.
Mai voi vi fidate di sir. Kyle Joseph George Lafferty ?! Io no!

GIRONE B:
PORTOGALLO-UCRAINA-UNGHERIA-ISLANDA.
Questo è il classico girone degli scappati di casa, stranamente la formazione che, per mio modesto parere, ha più chance di passare è l'Islanda, seguita a ruota da quella di CR7 e con Ucraina e Ungheria a giocarsi il bronzo. Ovviamente non devo neanche aggiungere che questo è il nostro girone, infatti potremo vedere operai del dopolavoro della stazione ferroviaria di Budapest affrontare il pompatissimo Ronaldo; che poi, davanti a Dimitri (centrale difensivo ungherese) non è altro che un Ciccio Brienza con più capelli.

GIRONE C:
INGHILTERRA-RUSSIA-POLONIA-TURCHIA.
Non so come gli inglesi riusciranno ad uscire in questo girone, ma lo faranno; statene certi. La vera lotta sarà tra i cattolici polacchi, gli ortodossi russi e i mussulmani turchi; sento già odore di legnate...

GIRONE D:
BELGIO-AUSTRIA-REP.CECA-GALLES.
Il girone più facile per la testa di serie, infatti il Belgio non ha veramente rivali; la vera guerriglia ci sarà per il secondo posto, dove i macellai cechi dovranno fare pelo e contropelo a Bale e Alaba se vogliono avere qualche speranza di uscire agli ottavi.

GIRONE E:
GERMANIA-SVIZZERA-ROMANIA-ALBANIA.
Ucci, ucci sento odore di 7-1; gli albanesi e i romeni meglio che la buttino in rissa e caciara se vogliono tornare in patria con un passivo accettabile (almeno per il tennis).

GIRONE F:
FRANCIA-ITALIA-SVEZIA-IRLANDA.
Come al solito, che sia l'urna di Nyon o quella di casa mia l'Italia si becca il girone più ostico e livellato; se questo girone fosse confermato a dicembre (speriamo di no) teniamoci pronti a 3 finali (ovvero a 3 pareggi).

sabato 7 novembre 2015

GARY MEDEL: EL PITBULL


Per quasi tutti i mediani il vocabolo PAURA è una parola non definita, per molti altri è semplicemente quella sensazione apparentemente sconosciuta che si vede affiorare nel volto dei nostri avversari quando ci vedono; sicuramente uno che di paura ne incute e pure parecchia è GARY MEDEL.
Oggi finalmente trovo il tempo di scrivere un articolo sul  giocatore che ha conquistato con meriti sul campo l’immagine della mia pagina e una buona fetta del mio cuore calcistico; il perché della mia totale ammirazione è una motivazione tanto semplice quanto valida: il modo di giocare di Gary.
Il “pittbull”,(soprannome affibbiatogli per la cattiveria agonistica che dimostra ad ogni partita) infatti gioca ogni partita come se fosse una finale di Champions League, dilaniandosi i polmoni e i muscoli delle gambe ricordando a tutti che quando non sai cosa ti riserverà la vita, soprattutto se il posto in cui sei cresciuto non è esattamente la City di Londra ma anzi, da quel posto si esce spesso con un buco in testa o con le manette ai polsi, portati verso chissà quale penitenziario gestito da chissà quale dittatura (quando ti va bene) o da chissà quale cartello della droga (quando ti va male), non puoi permetterti di dare meno del centouno per cento della tua anima, qualsiasi cosa tu stia facendo; e per fortuna soprattutto sua, ma anche nostra, il Pittbull può dare la sua anima su un campo erboso.
Come ho già detto Gary nasce in uno di quei posti che non sono segnati nelle guide turistiche perché è meglio evitarli se non si ha gli agganci giusti e questo posto è Cerro San Cristobal, un lembo di terra rubato alla collina (ma non alla malavita) dove di solito cresci in due modi: o ti mettono in mano una pistola o una dose di qualcosa; ma per fortuna il nostro mediano cileno non ha ricevuto un’arma o della droga ma un PALLONE; per la verità non è che Gary ci sapesse fare troppo col pallone, ma per passione e istinto di sopravvivenza riesce a coronare il suo sogno di bambino e diventare calciatore.
Viene preso giovanissimo dall’Universidad Católica; una delle più importanti squadre cilene, con questa casacca esordisce nel 2006,e al suo primo derby utile con l’Universidad de Chile si procura un rosso per un entrataccia da codice penale su Marcelo Salas.
Insomma, Gary Medel non ha paura di niente e di nessuno, non gli fa spavento nemmeno il reato di lesa maestà ai danni del Matador, una leggenda del calcio cileno.
Dall’ Universidad Católica emigra in poco tempo al Boca Juniors; e secondo voi, uno come Medel quanto ci mette ad ambientarsi alla Bombonera? Poco, pochissimo; in poco tempo diventa idolo dei tifosi argentini, ed è tutto dire per un cileno.
Da questo periodo argentino e un ottimo mondiale nel 2010, Gary sbarca in Europa, più precisamente a Siviglia, da dove sale fino al freddo Galles (Cardiff) e da li riscende a Milano (sponda neroazzurra) dove in due anni è stato ed è l’unico insostituibile sia sotto la guida di Mazzarri (Medel rimane l’unica cosa sensata della sua gestione), sia sotto la guida di Mancini.
Ed è proprio sotto la guida del tecnico jesino che il Pittbull dopo due anni di digiuno si è finalmente sbloccato in Italia segnando il suo primo gol, pesantissimo tra l'altro; perché ha permesso all’Inter di superare la Roma in campionato e diventare capolista della Serie A.
E secondo me proprio la sfida con Roma è stata la sintesi perfetta della vita e della carriera di Gary, perché domenica scorsa il Pittbull ha fatto il pittbull, correndo su ogni pallone e costruendo gioco, azzannando la Roma proprio come un cane feroce poco prima dell’intervallo; ma ha concluso la sua gara prima del previsto per via di un infortunio, ma ha lasciato il campo solamente in barella, solamente dopo ripetuti tentativi di resistere al dolore: devono portarlo fuori quasi a forza, perchè non sta più in piedi e rischierebbe di farsi male ancora di più. Avesse avuto ancora solo una goccia di energia, sarebbe restato lì, a guidare i suoi compagni e a tenere in piedi il muro interista.
E invece, deve vedere i suoi compagni resistere per tutto il secondo tempo; deve vedere Handanovic parare tonnellate di palloni che, per pochi centimetri non hanno fatto la felicità della banda di Garcia; deve vedere Miranda e Murillo soffrire come cani per non far crollare le speranze degli 80000 di San Siro; e, alla fine, il suo sorriso verso la curva con le braccia al cielo quando quei dannati 90’ erano passati valgono più di mille parole, sono un simbolo.
Il simbolo di chi, come noi, vive il calcio con l’anima, con il cuore, si, diciamocelo, con le palle.

Grazie di tutto, Pitbull.